Mi ha colpito molto il tema ‘Prima i bambini’ assegnato dalla Chiesa italiana al messaggio predisposto per la quarantottesima Giornata per la vita. Mi sono chiesta inizialmente quale fosse la novità. Perché la Chiesa ha sentito la necessità di sottolineare tale priorità? Difendere i bambini non fa forse, da sempre, parte del bagaglio culturale del nostro Paese? Non è forse per ciascuno di noi una convinzione consolidata e indiscutibile, ereditata di generazione in generazione? Non rappresenta forse per una società evoluta e civile un baluardo invalicabile, sedimentato nel tempo?
Vale la pena, dunque, interrogarsi se dire ‘prima i bambini’ rappresenta davvero, oggi, un’affermazione scontata.
Forse no. Forse la Chiesa, come fa una madre con i propri figli, ha saputo intuire e cogliere, nell’umanità ferita dei nostri tempi, i segni di una crescente indifferenza, o peggio, di assuefazione, o ancora peggio di rassegnazione di fronte ai mali che affliggono i più fragili e i più indifesi, come i bambini.
Nel 1989 l’Onu approvò la Convenzione internazionale dei diritti del bambino. Essa rappresenta un vero e proprio vincolo per gli Stati contraenti nei confronti dei minori, nel preambolo infatti si dichiara: ‘Il bambino, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita.
Nel Messaggio della Giornata i vescovi italiani riportano un’amara considerazione: “Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” Infatti, a distanza di quasi quattro decenni dall’approvazione, milioni di bambini nel mondo soffrono la fame, sono vittime di guerre, violenze, maltrattamenti, sfruttamento, privazioni, abusi, di fronte ai quali inorridiamo, perché, nel nostro mondo interconnesso, in cui la rete e i social fanno viaggiare immagini in tempo reale, li vediamo…
Ecco un punto fondamentale… li vediamo.
La parola “vedere” deriva dal greco Οἶδα e ha la stessa radice ἰδ della parola εἶδον “idea”, così οἶδα significa “io so” perché ho visto. L’etimologia mette in luce un’assodata intuizione: non vediamo con gli occhi, quanto piuttosto con la mente e con l’anima.
‘Prima i bambini’. Tutti i bambini. E per questo non possiamo tacere la violenza sommersa nei confronti dei bambini ‘invisibili’, perché ancora nel grembo materno, che non nasceranno o che saranno merce di compravendita nell’odioso business dell’utero in affitto. Bambini che non solo non si vedono, ma neanche si sentono piangere…
Sì, la capacità dello sguardo è una delle prerogative che ci caratterizzano come esseri umani.
E’ proprio lo sguardo di una mamma verso il proprio figlio concepito che ha salvato tanti bambini dall’aborto le volte che siamo riusciti, incontrando una mamma in difficoltà per una gravidanza, a farglielo ‘vedere’ e poter così ascoltare la sua voce ‘silenziosa’.
Papa Benedetto, nel suo scritto ‘L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture’, affermava: “Nella decisione per l’aborto, vi è necessariamente un momento in cui si accetta di diventare ciechi di fronte al diritto alla vita del piccolo appena concepito. Il dramma morale, la decisione per il bene o per il male, comincia dallo sguardo, dalla scelta di guardare il volto dell’altro o meno”.
E’ lo stesso diritto alla vita che richiede fondamentalmente una prospettiva di sguardo, con ricadute in tutta la vita sociale e politica, per cui quando non viene rispettato è l’intero corpo sociale a risentirne. La sua negazione comporta un sistematico rifiuto dell’accoglienza che certamente trova poi espressione anche in altri campi.
Urge svegliarsi da quella sorta di anestesia generale delle coscienze che rischia di assuefarci a ciò che dovrebbe essere per tutti umanamente inaccettabile.
Allora sì, prima i bambini! E non solo per questa Giornata per la vita, ma per tutti i giorni che seguiranno, perché una società che non difende, concretamente, sempre e dovunque, i diritti dei più piccoli e dei più poveri tra i poveri, come Madre Teresa definiva i bambini non nati, è destinata inesorabilmente al declino e all’imbarbarimento.
Olimpia Tarzia
Vicepresidente Movimento per la vita romano